alchechengi

Coltivare alchechengi: dalla semina alla raccolta

Gli alchechengi sono un sorprendente piccolo frutto esotico, che possiamo coltivare in modo semplice anche in Italia. Scopriamo come fare.

Aggiornato il 10.01.2025

Alchechengi Physalis alkekengi

  • Famiglia Solanacee
  • Distanza di trapianto 50x40 cm
  • Esposizione solare 4/5
  • Fabbisogno idrico 3/5
  • Difficoltà di coltivazione 3/5

L’alchechengi (Physalis alkekengi) è una pianta della famiglia delle Solanacee, nonostante sia parente stretto di pomodori e patate produce un piccolo frutto molto utilizzato in pasticceria. Si tratta di una pianta che a dispetto delle sue origini esotiche può essere coltivata tranquillamente anche in Italia ed è un’idea originale seminarla nel proprio orto.

Forma cespugli di dimensione ridotta, ne esistono varietà sia a portamento eretto che striscianti e sia a ciclo annuale che poliennale. I fiori degli alchechengi sono giallastri e piccoli, simili a quelli del peperone, mentre il frutto nasce all’interno di un involucro a membrana molto decorativo e caratteristico, l’alchechengio viene per questo chiamato anche “lanterna cinese”. Simile in questo all’alchechengi è un altro ortaggio insolito, il tomatillo.

alchechengi

Questa pianta forma rizomi, per cui se la coltivate come pianta poliennale si può in primavera riprodurla dividendo i cespi.

Il clima e il terreno

Clima. Gli alchechengi sono una pianta molto sensibile al clima, bisogna stare attenti alle gelate. Per questo motivo in Italia viene meglio coltivarli come piante annuali, a meno che si abbia l’orto in zone dal clima particolarmente temperato e con un inverno mite, oppure si usino accorgimenti e coltura protetta in serra o tunnel. Come esposizione solare predilige zone di mezzombra ma se siete al nord meglio metterlo in aiuole assolate per garantirgli temperature più alte.

Terreno ideale. Queste piante non chiedono molto, scegliere se possibile terre calcaree e ben drenanti, lavorare il terreno in modo da favorire il deflusso dell’acqua piovana.

La semina degli alchechengi

Semina. In semenzaio gli alchechengi vanno seminati a fine inverno, inizio marzo, sono abbastanza semplici da riprodurre a partire dal seme, un po’ come tutte le Solanacee. Il trapianto è da fare quando le piantine raggiungono i 10 cm di altezza e la distanza ideale è di 50 cm tra le file e altri 50 cm tra le piante lungo le file di semina.

Come si coltivano questi frutti

Concimazione. Come per le altre Solanacee è importante concimare bene il terreno. Per prima cosa fare una concimazione di fondo con stallatico sotto al letto di semina, se vogliamo aumentare la produzione il terreno andrebbe arricchito ulteriormente durante la fase vegetativa, in particolare apportando potassio.

Irrigazione. In caso di aridità gli alchechengi amano irrigazioni frequenti, due o tre a settimana, per evitare che il terreno secchi completamente. In ogni caso non hanno bisogno però di grandi quantitativi di acqua e temono i ristagni idrici.

Avversità e malattie. L’alchechengio resiste alla maggior parte dei parassiti, teme soprattutto il marciume radicale, per cui attenzione assolutamente a evitare ristagni e accumuli di acqua in corrispondenza dei rizomi.

Raccolta dei frutti

frutti alchechengi

I frutti si raccolgono a partire da luglio, maturano fino all’inizio di ottobre.

Consiglio dell’esperto

Riconoscere la maturazione delle bacche è semplicissimo, osservando la brattea che li riveste esternamente: quando questa membrana si secca e appare come fragile carta giallo-marrone, all’interno troveremo l’alchechengi maturo, con la buccia di colore arancio vivo.

(Tratto da Ortaggi insoliti)

Sara Petrucci Sara Petrucci

I frutti sono ricchissimi di vitamina C e di ottime proprietà e piacciono molto ai bambini, per questo è ottimo mettere qualche piantina di alchechengi nell’orto domestico.

Ortaggi insoliti

Un manuale di coltivazione dedicato a coltivazioni poco diffuse ma molto interessanti e fattibili nel nostro clima.

di Matteo Cereda, Sara Petrucci

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